Sarteano e le sue origini

Secondo gli storici, il nome di Sarteano deriva dal culto etrusco degli Dei Saturno (San) e Giano (Ari); successivamente dal nome romano Saltus Jani (Bosco Sacro a Giano) ed infine, secondo quanto appare in un documento dell'anno 776 d.C., dal nome Vicus Sarturianus di chiara origine romana da cui, per affinità, deriva Sarteano.

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Con certezza sappiamo però che la zona era abitata già 48.000 anni fa, com'è dimostrato dai numerosi ritrovamenti dei periodi paleolitico, neolitico ed eneolitico.

La presenza umana a Sarteano è attestata senza soluzione di continuità dal Neolitico ad oggi. Alcuni importanti siti preistorici si trovano sparsi nel territorio. Nella zona periferica dell'abitato la Grotta dell'Orso mostra un'occupazione che dal neolitico arriva all'epoca romana: è uno dei più significativi siti per la preistoria della Toscana, indagato negli anni '60 del secolo scorso dall'Università di Pisa. Altre cavità più piccole sono sulle pendici del Monte Cetona, come la Buca del Rospo, e mostrano occupazioni dell'età del Bronzo legate ai culti delle acque. La scoperta, il rilievo e la segnalazione di tutte queste cavità si deve alla costante attività del locale gruppo speleologico.

I primi insediamenti etruschi occuparono le zone collinari più elevate, vicino alla necropoli di Sferracavalli, lungo la strada che conduce a Radicofani e poi, soprattutto nel corso del VII sec. a. C., nella zona verso Castiglioncello del Trinoro, dove la sterminata necropoli di Solaia-Macchiapiana, con le sue numerose sepolture entro canopi, dimostra la presenza di un centro abitativo densamente popolato soprattutto nel periodo tardo-orientalizzante. Con il periodo arcaico, ovvero con il VI sec. a. C., ci fu uno spostamento dell'area abitativa su colline meno elevate, poco sopra i 500 metri, per avvicinarsi a Chiusi. Nel periodo ellenistico, cioè nel corso del III e II sec. a. C., il popolamento del territorio si diffuse "a macchia di leopardo" ci fu un'occupazione sparsa, ma capillare e in quella fase le necropoli interessarono numerosi siti tra cui quello di Mulin Canale.

Sarteano raggiunse l'apice del suo splendore nell'Età del Bronzo e, successivamente, sotto il dominio etrusco. Dapprima con gli stessi Etruschi e poi sotto il dominio di Roma, toccò un alto livello di raffinatezza nelle arti, di cui sono testimonianza i numerosi e magnifici reperti, visibili sia nelle quattro zone archeologiche tuttora sedi di campagne di scavi, che nel suo interessantissimo museo.

Dopo la caduta del basso impero, le popolazioni si rifugiarono nelle colline per salvarsi dalle incursioni barbariche, e proprio dalla loro fusione con quelle preesistenti sorsero i primi nuclei fortificati. Già dal 1038 Sarteano e le zone limitrofe erano governati dai Conti Manenti (signori di chiara origine ducale longobarda), vassalli di Federico I Barbarossa. Nel 1229, sotto il loro dominio, Sarteano subì il primo assedio per mano del condottiero A. di Montauto, durante il quale fu distrutto e conquistato. Nel 1280 ottenne la libertà, diventando un libero Comune con leggi autonome. Dopo la guerra tra Guelfi e Ghibellini si trovò al centro di dispute territoriali tra Siena, Perugia ed Orvieto, dal quale ultimo fu dominato temporaneamente sotto il governo dei Conti Monaldeschi.

Nel 1379 ebbe inizio una "accomandigia" (patto con cui un comune o una Signoria si poneva sotto il protettorato di un altro comune o di un'altra Signoria), per cui Sarteano riceveva aiuti dalla Repubblica di Siena; accomandigia che, dopo essere stata più volte rinnovata, divenne perpetua nel luglio 1467. Legato alle sorti della Repubblica di Siena, Sarteano subì vari assedi: nel 1409 dal Ladislao di Napoli; nel 1455 da Niccolò Piccinino; nel 1503 da Cesare Borgia detto "il Valentino"; nel 1552 fu assediato dall'esercito spagnolo comandato da Ascanio della Cornia e nel 1556 subì l'assalto definitivo da parte di Mario Sforza insieme all'esercito spagnolo. Quest'ultimo assedio segnò la fine della Repubblica di Siena, alleata con i Francesi, che passò definitivamente sotto il dominio dei Medici, granduchi di Toscana, ed in seguito sotto la casa dei Lorena, alleati dell'Austria, sotto cui rimase fino all'annessione al Regno d' Italia, avvenuta con plebiscito popolare nel 1860. Da allora, Sarteano, ha sempre seguito le sorti dello Stato Italiano e l'ultima battaglia si è avuta per mano degli alleati in occasione della Liberazione, il 24 giugno del 1944, data alla quale è dedicata una delle due Piazze centrali del borgo.

Il maestoso castello, che domina tutto il paese, esisteva già nel 1038, all'epoca del dominio dei Conti Manenti. Distrutto e ricostruito tra il 1467 e il 1474, assunse la sua forma definitiva verso la fine del ‘400, su disegno dell'architetto Baldassarre Peruzzi.

Il paese, che ha origini antichissime, si sviluppò in epoca medievale proprio grazie alla posizione collinare, facilmente difendibile e assai favorevole come punto di avvistamento. Sarteano, infatti, sorge a monte di una sorta di altipiano, dal quale la vista spazia verso Chiusi, quindi nella Val di Chiana, verso Città della Pieve, e quindi l'Umbria, e infine verso le zone interne della Toscana, il monte Cetona a Sud, Chianciano a settentrione e la Val d'Orcia ad ovest, verso la quale, però, il migliore osservatorio è Castiglioncello del Trinoro, che infatti i Conti Manenti, signori di Sarteano, si erano premurati di accorpare nei loro possedimenti.

Le costruzioni del tardo Medioevo, caratterizzate da stradine strette ed anguste che rendono affascinante la parte più alta dei borgo, confluiscono in cascata verso le più ampie vie trasversali che solcano da est ad ovest l'abitato più Signorile.

E' lungo queste direttrici che si incontrano la maggior parte dei palazzi rinascimentali, ben riconoscibili dalla loro maestosità e dai loro portali e stemmi nobiliari ancora ben conservati.

Una lunga storia di nobili famiglie, di illustri casati, di papi, di santi, di amministratori, raccontano i Palazzi Bargagli, Goti, Gabrielli, Fanelli, del Podestà, datati XIII e XIV secolo, che si intervallano con quelli dei Cennini, Paperoni, Cospi, Sisti, Bandini, Piccolomini, Guelfi, Fraticelli, etc., del XV e XVI secolo, e tanti altri ancora. Passeggiando per le vie del borgo, i palazzi storici narrano gli splendori, gli eventi, le vicissitudini del Seicento e Settecento e l'evoluzione di Sarteano fino ai nostri giorni.

L'accesso all'antico borgo era consentito, fino al 1850 circa, dalle sole tre porte monumentali ancora oggi ben conservate: Porta Monalda, Porta Umbra e Porta di Mezzo.