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PRO LOCO SARTEANO

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Vi sono due borghi medievali che fanno parte del territorio sarteanese, Castiglioncello del Trinoro e Fonte Vetriana.

 

Castiglioncello del Trinoro

 

Castiglioncello del Trinoro, frazione dalle antiche origini etrusche, domina la Val d'Orcia dall'alto dei suoi 774 m s.l.m.

Baluardo militare e forse anche rifugio di bande di briganti, per tutto il Medioevo e fino all'alto Rinascimento costituì un importante punto strategico per le vicende storiche legate soprattutto alle alterne fortune della Repubblica di Siena.

Del suo splendore passato di libero Comune oltre l'abitato, non restano che una delle sue Chiese, la romanica S. Andrea, il Palazzo Comunale e la Porta Senese del Trecento.

Tra le case del borgo, per le sue piccole vie, vi è una pace, una quiete, che ben predispone l'animo ad ammirare, in tutta la sua splendida bellezza, l'imponente visione della Val d'Orcia che si stende ai suoi piedi.

Dotato di una struttura ad ospitalità diffusa, accoglie gli amanti della natura, delle escursioni, del trekking, con una serie di stupendi sentieri che si snodano tra boschi di castagni, di faggi, di pini, di querce, alternati ad ampi spazi aperti che gratificano il visitatore con scorci panoramici tra i più belli della terra di Siena.

 

Fonte Vetriana

Piccolo agglomerato urbano, Fonte Vetriana, sul crinale ovest del Monte Cetona, offre al visitatore la visione di un antichissimo insediamento prima etrusco e poi romano, sul quale secoli di storia hanno sovrapposto le loro tracce.

La semplice armonia che ne è derivata, unita alla sua dimensione agreste circondata da uno stupendo paesaggio, rende Fonte Vetriana meta ideale per gli amanti della quiete e del contatto con la natura.

Crocevia di strade campestri e di sentieri, è ritrovo di appassionati di trekking, di cavalieri, di escursionisti che qui, oltre che soggiornare e ristorarsi, possono raggiungere, attraverso itinerari immersi nel verde, la vetta del Monte Cetona, le località di Cetona, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Radicofani.

I Dintorni, Il Culto e le Chiese

 

Il culto cristiano, giunto a Sarteano molto presto data la vicinanza con la città di Chiusi, che vanta la presenza di Catacombe ed è testimone del sangue di martiri come Mustiola ed Ireneo, è testimoniato dai diversi edifici sacri ancora presenti sia all'interno delle mura paesane, che all’esterno.

Sicuramente l'edificio sacro più antico, ormai non più funzionante, è la chiesa di struttura romanica di Santa Vittoria, all’estremo del paese verso l'antica strada che collegava Sarteano con Chiusi: di questa chiesa, che fu trasformata anche in cimitero, rimangono in piedi il portale, i muri perimetrali e l'abside, quasi una piccola San Galgano di questa terra; gli affreschi esistenti sono nel tempo stati staccati e custoditi nella Chiesa di San Francesco.

Sempre in questa zona verso Chiusi troviamo, lungo l'antica "Via Cupa" di origini etrusche, tre piccole chiese: l'Edicola della Madonna dell'Uccellino, risalente al XVII secolo, che conserva un dipinto della Madonna attribuito a Jacopo di Mino del Pellicciaio; la Chiesa del Mal di Capo, così detta per una pietra custodita nella facciata, che la tradizione locale dice che possa togliere il mal di capo, sicuramente le sue origini sono pagane; ed infine la Chiesa della Madonna delle Piagge, ormai sconsacrata, costruita a pianta quadrata nel secolo XV.

Rimanendo fuori dell'abitato troviamo, dalla parte che guarda Cetona e le ultime propaggini della Val di Chiana, la Chiesa del Belriguardo, a pianta ottagonale, eretta prima che la strada verso Cetona cominci la sua discesa: le origini di questa chiesa, costruita sopra i ruderi di un tempietto pagano, sono anteriori al XVI secolo e fu ricostruita dopo la sua distruzione a causa della guerra di Siena del 1556. La Chiesa è al momento inutilizzata e non visitabile.

Nell'antico borgo di Castiglioncello del Trinoro, che fino al 1778 è stato comune indipendente, rimane in piedi la chiesa di S. Andrea, unica rimasta delle esistenti, di impianto ancora romanico ancora utilizzata sia per celebrazioni religiose che per eventi legati alla Musica Classica.

Prima di entrare all'interno delle mura paesane non possiamo non notare la Chiesa di S. Francesco, con l'annesso convento adesso diventato abitazione civile. Questa Chiesa fu costruita intorno al XIII secolo quando si volle onorare più degnamente la presenza di San Francesco di Assisi a Sarteano (1212). Costruita in stile gotico francescano ha la facciata quattrocentesca donata dall'illustre concittadino Francesco Tedeschini Piccolomini, futuro Papa Pio III e di cui porta lo stemma. I danni della Seconda Guerra Mondiale e precedenti restauri hanno distrutto ciò che di originale esisteva all'interno della Chiesa.

All'interno delle mura ci sono le due Chiese parrocchiali:

La Collegiata di S. Lorenzo, edificata nel XIII secolo, a pianta latina ed unica navata ristrutturata nel cinquecento e nel settecento, con elegante e sobria facciata in pietra e slanciato campanile cuspidato in laterizi. Al suo interno si conservano alcune tele del diciassettesimo secolo, un tabernacolo in pietra attribuito al '"Marrina", artista senese mandato da Pio III, il Coro ligneo intarsiato risalente al XVI secolo, dono anch'esso del Papa sarteanese, e due tavole di Girolamo del Pacchia (XVI sec.) rappresentanti l'Annunciazione, di notevole fattura; all'interno di questa Chiesa, nel 1864, come voto, fu eretta la cappella in onore di Maria SS. invocata dai sarteanesi come "Madre del Buon Consiglio": all'interno di essa sono collocate la due tavole dell'Annunciazione e la piccola tela della Madonna, opera del 1761 di Francesco Bonichi di Lucignano della Chiana: oltre a ricevere la devozione di tutti i sarteanesi la tela è di notevole dolcezza nelle fatture della Madonna e del Bambino.

Vicino alla Chiesa collegiata esiste l'Oratorio della Madonna del Suffragio, per lunghi anni chiesa dell'Ospedale e Oratorio della Confraternita di Misericordia: al suo interno ci sono tele e affreschi provenienti da altre Chiese.

Nella parte opposta del paese la Chiesa di S. Martino e Vittoria, in origine chiesa di Santa Vittoria, poi Santa Maria e Vittoria e, dopo la distruzione dell'antica chiesa parrocchiale di S. Martino “in foro” esistente nell'attuale Piazza XXIV Giugno, Chiesa di S. Martino e Vittoria. L'edificio sacro risale al XVIII-XIV secolo ma conserva al suo interno notevoli opere pittoriche del trecento, quattrocento e cinquecento di artisti senesi: tra tutti emerge per la sua bellezza la tavola di cm. 237x222 di Domenico Beccafumi, artista senese esponente della corrente che va sotto il nome di Manierismo, raffigurante l'Annunciazione, dipinta nel 1546 su commissione della famiglia Gabrielli per il loro altare esistente nella Chiesa di S. Martino in foro.

Sono visibili all'interno della Chiesa, ora Sala d'Arte Domenico Beccafumi, due dipinti su tavola di Jacopo di Mino del Pellicciaio, la Madonna col Bambino detta "Madonna del cardellino" (datato 1342?) e il polittico raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Giovanni evangelista (da S. Francesco); la tavola centinata di Andrea di Niccolò con la Madonna col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano, il capolavoro dell'attività estrema di Domenico Beccafumi, l'Annunciazione (1545-46), e le due tavole dell'Angelo annunciante e della Vergine Annunciata di Girolamo del Pacchia (da S. Lorenzo) del 1514 circa; infine una Madonna col Bambino in terracotta, di artista senese degli inizi del sec. XV (Giovanni Turino?) e un piccolo Crocifisso ligneo per la devozione privata riferito ad Antonio da Sangallo.

Tra le opere più tarde sono esposte una bella tela di cultura manierista del fiorentino Niccolò Betti con l'Effusio Sanguinis (da Castiglioncello del Trinoro), quindi le grandi pale d'altare con la Visitazione di Matteo Rosselli (prima metà del sec. XVII) e con la Madonna in gloria col Bambino e Santi di Vincenzo Rustici (inizi del sec. XVII). La Chiesa adesso è aperta in orari specifici, consultabili sul sito www.sarteanoliving.it

 

Abbazia di Spineto

L'Abbazia di Spineto, importante Chiesa e Monastero edificato intorno all’anno 1085, è un superbo monumento medioevale felicemente restaurato, immerso in uno scenario tra i più belli che si possano incontrare.

Il complesso, all'epoca, ebbe sicura funzione culturale e sociale per la zona e fu anche, quasi certamente, punto di approdo, di rifugio, di ristoro per i pellegrini (i Romei) che percorrevano la non lontana via Francigena.

Sull'adiacente colle delle Moiane sono inoltre visibili le vestigia di un centro abitativo e di un Castello che furono libero comune nel trecento e che la tradizione orale Sarteanese vuole legato alla leggenda dello "Strascico della Regina Dorilla".

L'Abbazia di Spineta, oggi è una proprietà privata, un centro di studi di convegni e di promozione scientifica, la cui funzione culturale e sociale dà grande rilievo al nostro territorio. L'ospitalità e l'accoglienza sono assicurate dalla gentilezza e dalla signorilità della proprietà nonché dalla annessa splendida tenuta in cui sono immersi casali adeguatamente ristrutturati con funzione di agriturismo.

 

L'Eremo di S. Francesco

Una strada sterrata che si snoda tra i boschi rende piacevole una passeggiata che dall'abitato di Sarteano porta ad una zona detta “dei Cappuccini”.

Qui, infatti, sorgeva un'antica frateria dell'Ordine Francescano in prossimità del luogo ove, per qualche tempo, fra il 1212 ed il 1215, più volte soggiornò San Francesco d'Assisi. Fonti francescane attestano in questa località la presenza sicura del santo raccolto in preghiera eremitica, pare che qui fu più volte tentato dal demonio. Scavate nella roccia, si possono vedere le cellette che il Santo scelse quale ricovero e luogo di meditazione immerso nei silenzi delle "Solaie".

Sul finire del secolo XVI l'antica frateria fu dismessa e ricostruita poco distante così come oggi si vede, e dotata di una piccola Chiesetta, fu convento fino ai primi dell'Ottocento per poi divenire Parrocchia, oggi in disuso. In questo luogo di mistico incanto, d'immersione totale in una natura quasi incontaminata, non poteva mancare una sorgente di fresca e ottima acqua che sorge dalle rocce sovrastanti il Romitorio.